Vincere se stessi

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Niente vi è di più difficile nella vita quanto la padronanza di sé, specialmente quando qualche cosa va contro il nostro modo di vedere o urta la nostra suscettibilità.
Il non reagire violentemente per un'offesa, il conservarsi calmi nei momenti di sconforto o di difficoltà, non sono segni di viltà o di paura, ma piuttosto prova di una virile volontà.
Anche in questo dice bene Goethe: "Chi su se stesso impera quegli soltanto mostrasi potente. La disciplina sola prepara l'uomo all'alta libertà."
La padronanza di sé consiste nel saper piegare le passioni sotto l'impero della volontà.
Essa non esige che si debba sopportare ogni offesa come stupide pecore. Nemmeno per sogno! Essa vieta all'offeso, non la giusta e dignitosa rivendicazione dei suoi diritti, ma gli proibisce di lasciarsi andare a sfoghi inconsiderati contro il suo offensore.
Il Divin Maestro ci ha dato un magnifico esempio di dominio di sé, quando ricevette uno schiaffo da un servo di Caifa.
Il Salvatore avrebbe potuto punire quell'infelice anche con la morte, Egli invece con calma divina disse: "Se ho sbagliato dimmi che ho detto di male, ma se ho parlato giusto, perchè mi percuoti?".

La più bella vittoria di cui tu possa gloriarti sarà quella che tu riporterai su te stesso.

La perseveranza

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L'energia di volontà è una grande conquista, ma bisogna amare l'energia vera, non quella immaginaria, frutto di una fantasia un po' romanzesca. Neppure deve essere confusa la vera energia con la precipitosità. Mettersi a capo fitto nei pericoli, intraprendere una quantità di cose senza condurle a termine, non sono certo segni di vera energia.
E' illusione quella di credere di poter fare da un momento a l'altro cose meravigliose, ma poi arrestarsi sgomenti alle prime difficoltà, e con la massima leggerezza cambiare ad ogni istante iniziativa.
La vera energia sta in questo: riflettere prima e poi operare, avere prima innanzi agli occhi l'ideale da raggiungere, pensando alle circostanze, calcolando le proprie forze e una volta decisa di agire e non indietreggiare per nessun motivo costi quel che costi.
Quale via dolorosa dovette percorrere Cristoforo Colombo quando, per diciotto anni andò pellegrinando di corte in corte con i suoi piani mai compresi e spesso derisi. Egli però pieno di entusiasmo, con la sua incrollabile costanza poté finalmente attuare i suoi progetti e compiere il memorabile viaggio. Sai quanti anni egli aveva allora? Cinquantotto! Quanti uomini a quella età pensano di non essere capaci di compiere utili opere nella vita?
Beethoven era sordo quasi del tutto quando compose i suoi più bei capolavori. Mosè, il condottiero del popolo ebreo, era balbuziente, ma con la coscienza della sua debolezza fiducioso nell'aiuto potente di Dio, divenne il liberatore.
 Non diciamo mai troppo presto: devo ritirarmi perché gli ostacoli sono insormontabili.
 La fortuna aiuta gli audaci, mentre abbandona i deboli.
 

L'impetuosità

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L'ostinazione e la violenza non sono espressione di ferma volontà. E' stolto il pensare che la forza si dimostri con l'aspetto irato di chi non sa trattenere la sua collera. In ciò si manifesta piuttosto la debolezza che non la forza della volontà.
Perché ciò accade così spesso?
La cosa si spiega facilmente, perché in realtà, questo modo di fare non richiede alcun sforzo.
Abbandonandosi ad uno sfogo di collera, uno, si lascia andare a seconda dei propri istinti che lo trascinano dove vogliono; la padronanza invece di se stessi costa sforzo, perché solleva dalle bassure degli istinti più volgari alle nobili altezze della virtù e di una volontà vittoriosa.

Il bambino quand'è ancora privo di riflessione, si lascia spesso andare a scoppi di ira, a gesti violenti, a grida incomposte; se è comprensibile ad un bimbo, è segno di incompiutezza in un uomo quando con il crescere degli anni continua a lasciarsi dominare dalle sue violente passioni.

Si racconta che presso una tribù indiana c'è questa curiosa consuetudine: quando il fanciullo è giunto ad una certa età e deve essere annoverato solennemente tra gli uomini, viene prima sottoposto, per due settimane ad una prova. Egli viene condotto in una selva frequentata dalle belve, portando con se l'arco e le frecce. Gli è però proibito di uccidere alcun animale. Le belve talvolta gli passano rapidamente dinanzi, e il povero giovane trema per la paura; egli però non deve tirare; trascorse quelle due settimane nella foresta, egli viene tratto fuori e dichiarato un vero uomo.

 E' triste vederci incapaci di negare qualche cosa a noi stessi. La vita è in gran parte quale la vogliamo noi stessi.
 

L'incostanza

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Uno dei principali difetti è l'incostanza. Tale difetto va contro una regola fondamentale: un po' di esercizio ogni giorno e la volontà un po' alla volta si tempra e diviene invincibile.
Non sono richiesti atti eroici, perché questi si ha l'occasione di compierli di rado, ma sono necessarie innumerevoli piccole occasioni, le quali, come scintille elettriche, vengono raccolte negli accumulatori, per acquistare una potente energia di volontà.
Chi impara a suonare il piano non comincia da Beethoven o da Mozart: deve per mesi e mesi esercitarsi nel noioso studio delle scale. Per portare un po' di armonia nella nostra natura difettosa bisogna appunto cominciare dalle piccole cose e perseverare nel quotidiano esercizio. 
In ciascuno di noi sonnecchiano buone e cattive tendenze, e da noi dipende il far si che trionfi il bene e non il male.

I fiocchi di neve che scendono leggeri e silenziosi sulle montagne, sembrano ben piccola cosa, ma da quei piccoli fiocchi di neve, possono un giorno, al tempo dello sgelo primaverile, formarsi disastrose valanghe.